Making Bread and Other Musings

l’idea di fare il pane in casa, per la prima volta, mi si è presentata in tutta la sua gloria guardando questo video su nyt.com.

ero profondamente affascinata. fantastico; ecco un ragazzo con cui non vorresti mai uscire (stiamo scherzando? è talmente preso dalla sua arte che non ti cagherebbe di striscio), ma che è uno splendido esempio di lucido stoicismo. un eroe in armatura luccicante!
certo, se non aggiunge verdure alla sua dieta morirà di scorbuto, e già il colorito non mi pare troppo sano, ma non è questo il punto.

ho visto questo video per la prima volta in un momento in cui le mie prospettive economiche mi parevano oscure, ero terrorizzata dall’idea di non avere abbastanza, di non saper far bastare quello che avevo; questo video mi ha ispirato uno slancio di eroismo, con cui mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a imparare tutto quanto internet offrisse su frugalità e finanza personale.
quello che questo video ha aggiunto alle mie riflessioni, è un senso di estetica e di autodeterminazione alle mie avventure nel mondo del living with less.

poco dopo aver visto questo video ho cercato ricette per il pane fatto in casa, e sebbene ne abbia raramente realizzate con successo -solo di recente le mie abilità hanno preso una piega convincente-, ho capito che l’idea stessa di fare il pane ha sempre in sè qualcosa di profondamente soddisfacente, l’idea che in fondo si può sopravvivere con pochissimo (se non si tiene in conto la pentola smaltate lecreuset che uso per infornare il pane, che costa intorno ai 200 euri scontata), e che riflettere sulle proprie priorità è importante .

ora, che vivo tutte queste questioni con molta meno ansia, avendo forse imparato a gestire invece di temere, ad agire invece di angosciarsi, a fare piani a lungo termine e perseguire una certa coerenza – riguardare questo video mi fa riflettere ancora. a parte il fatto che si vede chiaramente che il tipo è abbastanza una sega a fare il pane (per lo meno quella roba che si vede nel video non è lievitata abbastanza), e si può fare di molto meglio, questo video mi ha messo sulla strada di molte delle cose che ora leggo e su cui amo riflettere; il kakkapa sostenibile, in fondo, nasce da qui.

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